Una nota di Alberto Iesuè
Pubblichiamo, per gentile concessione dello stesso, una nota del musicologo Alberto Iesuè, curatore della revisione e della trascrizione delle partiture di Giuseppe Buccioni, disponibili da ieri. Fate clic qui per prelevarla in formato pdf. Per leggerla online fate invece clic su
I CONCERTI PER PIANOFORTE DI GIUSEPPE BUCCIONI
Il Concerto in do maggiore per pianoforte e orchestra di Giuseppe Buccioni (Firenze, 1758-1830) fu eseguito nel corso della XIX Settimana musicale senese, 22-30 luglio 1962, con la revisione di B. Rigacci. “Si tratta di un concerto in tre movimenti: allegro spiritoso, andantino, allegro (rondò), in cui si palesa la padronanza tecnica dell’orchestra, che non ha la sola funzione di sostenere il cembalo, ma s’inframmezza nella tessitura musicale dando risalto alle possibilità e alle risorse della parte solista. Notevole la cadenza (originale) del primo tempo, in modo particolare il breve fraseggio in do minore, inserito nell’ultimo movimento con un incedere che ci preannuncia il mondo beethoveniano [1]”.
Le poche righe sopra riportate ci sembrano sufficienti per farci comprendere che siamo al cospetto di un signor compositore, ma, misteri della musica e della musicologia, dopo quella riscoperta di 44 anni fa, un velo di oblio è sceso di nuovo su Buccioni. Quattro sono i concerti per pianoforte di Giuseppe Buccioni. Quello citato ed altri tre: in do maggiore (per pianoforte e archi), in fa maggiore e in si bemolle maggiore, nei quali ultimi due agli archi si aggiungono due oboi, due flauti e due corni.
La lettura e rilettura di questi concerti mi ha forzatamente portato a dover dire che siamo in presenza del Mozart italiano. Se poi le date servono a qualche cosa, siamo costretti a tener presente che i migliori concerti per pianoforte di Mozart (K 466, K 467, K 488, K 491, K 537 e K 595) sono posteriori a quelli di Buccioni. Con ciò non vogliamo dire che Buccioni fu necessariamente uno dei maestri di Mozart, ma certo Buccioni non si è ispirato a Mozart e la sua personalità è tutta sua. E probabilmente non è un caso che Buccioni abbia studiato, anche, con Giovanni Marco Rutini, il cosiddetto primo insegnante di Mozart.
L’unica differenza fra il Concerto in do maggiore per pianoforte e archi e gli altri tre è che nel primo viene ancora scritto il basso cifrato al cembalo mentre negli altri ciò non appare più e, come notato per concerti coevi di altri compositori, laddove la tastiera in realtà tace viene scritta la parte del primo violino. Una sorta di scrittura in partitura che evidentemente comincia a trasformare il maestro al cembalo in un protodirettore d’orchestra.
Fra le tante genialità presenti nei concerti di Buccioni c’è ad esempio quella di inventare un tema graziosissimo, presentato dal pianoforte e poi ripreso dall’orchestra, che probabilmente in mano ad un altro compositore meno dotato sarebbe scaduto nel lezioso, fatto che qui non avviene, riuscendo perennemente a mantenersi in una sorta di aerea levità senza trasformarsi in banalità.
In sostanza tutti e quattro i concerti di Buccioni sono dei veri gioielli del loro tempo, per la freschezza, l’inventiva e la brillantezza dei tempi veloci, per la creazione di modulazioni accattivanti, per la padronanza dei colori orchestrali, per l’abile concertazione, per l’importanza antesignana assegnata al pianoforte.
Alberto Iesuè
1 PISCITELLI GONNELLI G., in «Dizionario Biografico degli italiani,», ad vocem. Qui viene detto che questo concerto fu stampato a Firenze nel 1783. Non è esatto. Nel 1783 venne stampato il Concerto in do maggiore per pianoforte e archi; gli altri tre, con la presenza dei fiati, vennero stampati, sempre a Firenze, nel 1784. Il compilatore della voce fa confusione fra i due concerti in do maggiore: i movimenti indicati per il concerto eseguito a Siena (allegro spiritoso, andantino, allegro (rondò), sono in realtà quelli del Concerto in do maggiore per pianoforte e archi (che non presenta alcun fraseggio in do minore nella cadenza); il passaggio in do minore nella cadenza è in realtà presente, appunto, nel Concerto in do maggiore per pianoforte e orchestra (1784), i cui movimenti sono Allegro spiritoso, Larghetto, Rondò Allegretto.

